Libri Acquaviva

Libri Acquaviva
poesia, romanzi, racconti, filosofia

venerdì 24 ottobre 2008

Filosofia del racconto (Pagine:267)

IL NOSTRO OSCURO

Narrerò sempre storie e ogni storia che vi racconterò avra come sottofondo una ricerca, qualche volta disperata ma altre volte molto serena, del senso della vita, e congegnato con questa ricerca, il segreto delle storie, cioè la voglia intima e nascosta di comunicare un progetto di felicità, un progetto di liberta, un progetto di amore. E questo il vero motivo: comunicare un progetto di Storia d'Amore Felice. Sarà chiaro nella conclusione.
Comincio col narrarvi una storia del 525 a.C. Ascoltatela cosi come è non state li a vedere cosa può significare. Lo scopo è dimostrarvi con questa narrazione che Bloch cita nel libro Tracce e che fu congetturata dal primo "romanziere" dell'umanità che è Erodoto (il primo narratore e storico greco), come sia possibile non solo tirare fuori dei pensieri molto originali, ma tirare dentro al pensiero quello che noi stessi siamo, quello che vogliamo e, dice Ernst Bloch, quel che ancora non capiamo di ciò che siamo adesso, qui e ora. Entriamo immediatamente in mezzo alle cose. C'era Cambise, il re della Persia figlio di Ciro, che si era messo in testa di mettere a ferro e fuoco l'Egitto, cosa che effettivamente fece. Perchè? Perchè una volta suo padre aveva chiesto al faraone Amasi di mandargli una moglie, ma non una moglie qualsiasi bensì la sua stessa figlia. Era stato spinto a far ciò dalla collera di un medico che era stato mandato per forza in Persia a curare gli occhi di Ciro. Aveva lasciato in in Egitto la moglie e i figli, ma l'aveva giurata al suo faraone e adesso stava li a dare consigli malefici a Ciro per metterlo in contrasto con Amasi.
E infatti Amasi entro in grande dilemma con se stesso: Ciro gli aveva chiesto in moglie sua figlia, ma questo imperatore della Persia aveva già una cinquantina di mogli e praticamente aveva chiesto una concubina. Però se Amasi rifiutava poteva succedere qualche guaio. I Persiani infatti a quell'epoca aggredivano tutti i popoli vicini, quindi Amasi era inquieto, temeva la potenza della Persia ed era indeciso sul da farsi. Mandare la figlia significava mandarla alla perdizione, non mandarla significava inimicarsi il re della Persia, allora usò questo stratagemma. Mandò a Ciro la figlia del faraone che aveva ucciso e spodestato. La vestì come una principessa e la mandò in Persia: "Questa è mia figlia".

Nessun commento: