Giuseppe D'Ambrosio Angelillo UN MONDO TUTTO DI FEMMINE favola ACQUAVIVA, 2016 "Favola. Una piccola bugia per illustrare qualche importante verità". AMBROSE BIERCE
Con le favole molte anime si mettono a guardare. on Google Play:
NATALE aveva nevicato per tutto il giorno quella volta e la sera in casa faceva un freddo tale che mi vedevo il fiato mio stesso salirsene al soffitto in sottili volute. non era davvero mai capitato così. sembrava che poco ci mancasse che si mettesse a nevicare addirittura in casa. faceva pure un buio pesto, per strada chissà perché non avevano manco acceso le lampadine pubbliche. in via pecci della vecchia cara Acquaviva. il fatto era che avevamo pure poca legna sulla terrazza quella volta, come se non bastasse. e quindi il camino era spento, per risparmiare. mio padre Michele era un bel po' che se n'era andato già a letto. e tossì un paio di volte così forte che mi sembrò che tremassero i muri da quella parte. non mi pareva che avesse cenato quella sera. la luce della sua colonnetta era molto fioca e mi sembrava che si fosse ficcato la testa sotto l'imbottita, una coperta massiccia che ogni volta che mi trovavo sotto mi sembrava di soffocare. era la sera di Natale e io dovevo avere proprio 10 anni. era proprio l'anno della mia quinta elementare, col maestro Clemente Quatraro, che s'era appena operato al fegato. e io pure mi ricordo che non me l'ero mica passata troppo bene quell'anno. il 1965, aiuto!..... ...... ..... ....... ...... on Google Books
nel forno della vita cuoce il pane e sogna, brucia ogni peccato e poi sulla tavola si offre a noi con tutta la sua passione, ricordandoci a volte l'estasi dell'amore di nostra madre e di nostro padre. quando presente con l'amore c'erano i baci che ci hanno insegnato a camminare, le attenzioni e le premure che ci hanno insegnato a parlare. mentre le lingue dei morti ora non ci danno proprio niente. GIUSEPPE D'AMBROSIO ANGELILLO
NOE' E IL RAMOSCELLO D'ULIVO Dopo il diluvio universale, quando le acque si ritirarono e l'arca si fu adagiata sulla vetta di un altissimo monte, si dice il monte Ararat, nell'attuale Turchia, Noè mandò un corvo a perlustrare la terra per assicurarsi che Dio avesse cessato con la sua ira verso gli uomini e così decidere di mandare liberi i suoi e tutti gli animali che se ne stavano con lui ancora al sicuro. Ma il corvo non tornò, preso dal suo egoismo, non ritenne utile tornare per dare la buona nuova ai suoi compagni, per questo il corvo è segno di malaugurio ancora oggi. Così Noè, perse tutte le speranze che il corvo tornasse, mandò in volo la colomba che poi tornasse lei a dire cosa aveva visto in giro per il mondo. E la colomba tornò, dopo non molto, con un ramoscello di ulivo nel becco, a significare che la vita era ripresa sulla terra e che Dio aveva cessato nella sua ira contro gli uomini e mandava il ramoscello di ulivo in segno di pace e di bene per le sue creature. Così Noè abbassò i ponti levatoi alla sua arca e mandò tutti liberi per il mondo, sia tutti gli animali che tutti gli uomini che erano con lui. E ancora oggi, ragazzi, il ramoscello di ulivo è un segno di pace per tutti i popoli della terra e per tutti gli uomini di buona volontà GIUSEPPE D'AMBROSIO ANGELILLO
Cedono le pareti, Segui Ecate, la Rossa. I suoi tre volti di sangue intingono il crocicchio. Nel ventre della terra è una città sepolta che implora luce. * * * Largo Maestoso è il respiro del mondo. Immettiti in via del corallo. E' a metà strada Fra via della stella e la Meta. * * * ESILIO Fra indolenti cuscini frugavi spazi infiniti con lo sguardo. E all'ora del te' spegnevi la radio. Dai tuoi cari nessun suono nessun lamento. * * * A chi mi ha preceduta hai suggerito di sacrificare i lunghi capelli. Troppe fantasie li aggrovigliavano. Tu eri Paride. Mi hai teso la tua anima Un filo d'oro per cingermi i fianchi E un fiore chiuso, lo stelo eretto Come chi richiede amore per sbocciare. * * * FARO Ora ti ergi Identico al mio cospetto. Colonne ti sostengono. In sogno ti ho incontrato stanotte. Incredula, barcollo. La luce serve a me per non cadere. * * * Siamo folgore e corallo WANDA LUBAN
Un branco di cervi fissa, immobile un gruppo di corvi. Le torve ali giocano a dama con gli steli d'erba. Vorrei dipingere l'attimo che precede la guerra. Prima che le corna trafiggano l'aria. E il corvo rida. * * * Poesia, Cornice lasciata cadere da incuranti dei. Non coagula il sangue Fra gli umani. * * * Dimmi, è il tuo respiro che scorre nel mio cuore? Tuo il vento che di polline cosparge le pietre per farne altari sognanti? E quel sontuoso viale di soli in attesa di essere issato fra le nuvole? Noi, sappi Non temiamo la rotta. * * * Sono nata domani Quando la pietra scioglierà la frana. Mi piace pensare che ieri è davanti quando la luna ti fa strada. WANDA LUBAN
Giuseppe D'Ambrosio Angelillo MILAN BLUS BANN romanzo ACQUAVIVA, 2015 edizione economica in un volume unico senza illustrazioni 1382 pagine romanzo su Milano, sull'Università Statale, sull'Amicizia, sulla Filosofia vissuta come verità esistenziale, sull'Utopia sgangherata degli artisti underground, sulla saggia ironia che ci salva sempre, qualsiasi cosa accada... ON GOOGLE BOOKS: https://books.google.it/books?id=TSyLCgAAQBAJ&dq=milan+blus+bann&hl=it&source=gbs_navlinks_s
on www.books.google.com raccolta di poesie del 1990 libro fatto completamente a mano.
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