Libri Acquaviva

Libri Acquaviva
poesia, romanzi, racconti, filosofia
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lunedì 26 ottobre 2015

Giuseppe D'Ambrosio Angelillo IL PANE QUOTIDIANO poesie ACQUAVIVA

nel forno della vita cuoce il pane
e sogna,
brucia ogni peccato
e poi sulla tavola
si offre a noi
con tutta la sua passione,
ricordandoci a volte l'estasi dell'amore
di nostra madre e di nostro padre.
quando presente con l'amore
c'erano i baci
che ci hanno insegnato a camminare,
le attenzioni e le premure
che ci hanno insegnato a parlare.
mentre le lingue dei morti ora
non ci danno proprio niente.
GIUSEPPE D'AMBROSIO ANGELILLO

martedì 4 agosto 2015

Giuseppe D'Ambrosio Angelillo MILAN BLUS BANN romanzo ACQUAVIVA

"MILAN BLUS BANN" romanzo
di giuseppe d'ambrosio angelillo
3 volumi, 1370 pagine circa,
illustrato
Acquaviva, 2015

   "Milan" è Milano in dialetto milanese
   "Blus" è la ricerca sul linguaggio, libero per eccellenza, slang giovanile, una specie di gramelot fondato sulla lingua più intima e soggettiva dell'autore, assemblata in una specie di parlato senza schemi e senza convenzioni, quanto di più antiletterario si possa immaginare, oltre le marmellate linguistiche imposte da questo folle editing che ci tiranneggia tutti. l'autore sostiene: "ci vogliono controllare il linguaggio perché ci vogliono controllare la coscienza". ma un romanzo senza libertà è semplice intrattenimento anemico.
   "Bann" è banda in dialetto acquavivese, dialetto di un paese di contadini, luogo d'origine dell'autore. "Bann" in slang americano significa pure pubblicazione.

    "MILAN BLUS BANN", romanzo ritratto di una città che è anche egregio melting pot di tutta quanta l'italianità. ponte tra metropoli e campagna, tra provincia e mondo. romanzo ritratto della periferia profonda milanese, romanzo ritratto di una realtà underground che va molto aldilà di quel che potrebbe caratteristicamente raccontare. romanzo ritratto della Statale di Milano, un tempo una delle migliori Facoltà di Filosofia d'Italia.
     una famiglia ebraica disastrata,
     una redazione balorda di un giornalaccio porno
      una scuola talmudica di periferia
       un poeta scalcagnato e vagabondo milanese
        un professore di filosofia universitario che forse è stato il migliore filosofo d'Italia, senza che mai sia stato rilevato dagli onori della cronaca intellettuale nazionale. in mezzo a un mare di traditori e voltagiacchette, mezze calzette, poggiabicchieri, semplici e insulsi portaborse, amanti della fama e del potere parruccone delle università, il solo che l'autore abbia conosciuto nella sua vita sempre e appassionatamente fedele al suo grande Maestro. un esempio di dedizione alla filosofia fondata esclusivamente sulla propria esistenza e autenticità.

    "MILAN BLUS BANN", ironia, riflessione, affabulazione, filosofia vissuta alla Spinoza. un romanzo d'altri tempi, alla scuola feconda dei romanzieri europei dell'800, ma calato vita e pensieri nel tempo attuale in cui ora siamo immersi.

    di imminente pubblicazione su "GOOGLE PLAY" e su "GOOGLE BOOKS".

    care lettrici, care lettori, caso mai vi imbattete in questo romanzo, risultando di vostro piacimento, fate passaparola,
perchè con l'"ACQUAVIVA" tutto è rigorosamente autoprodotto, quindi libero e indipendente e originale.

GDA

primo volume 887 pagine, 32 illustrazioni
on GOOGLE BOOKS
https://goo.gl/SGMCCT

martedì 16 giugno 2015

SOGNO SULLA CITTA' poesie e raccontini ACQUAVIVA

Giuseppe D'Ambrosio Angelillo
SOGNO SULLA CITTA'
poesie e raccontini
ACQUAVIVA

"O sogno che mi stai dietro l'occhio
per fecondare dappertutto questa città
che si crede un'imperatrice,
mi fai volare alto
per raccattare la moneta d'oro dell'angelo sorridente,
mi fai parlare con i morti
per mostrami l'invincibile logorrea della vera vita,
mi prendi per un filosofo di strada
che fa ridere le prostitute
e non si crede inferiore a nessun diavolo
che vuole sfondare la porta della cantina
di tutte le nostre ombre segrete".
GIUSEPPE D'AMBROSIO ANGELILLO

on http://soldatorock.blogspot.com

venerdì 13 febbraio 2015

domenica 3 agosto 2014

Giuseppe D'Ambrosio Angelillo KAFKA storielle minime ACQUAVIVA

"Lontana, lontana si svolge la storia universale, 
la storia universale della tua anima".
FRANZ KAFKA

L'Universo Onirico di un'Italia fantastica
attraverso le storielle minime
di un Autore undergrond

ILLUSTRATO A COLORI
pagine 1077

on www.books.google.com

venerdì 20 giugno 2014

Giuseppe D'Ambrosio Angelillo LA PALLA E' TONDA racconti ACQUAVIVA

"La palla è tonda,
è tonta,
è come vuole lei.
Proprio come il destino,
la fortuna,
il mondo".
GIUSEPPE D'AMBROSIO ANGELILLO

racconti divertimenti
sul campionato del mondo di calcio
in Brasile
e altri miti 
entrati a far parte 
del nostro immaginario collettivo nazionale e no.

venerdì 28 giugno 2013

Giuseppe D'Ambrosio Angelillo LA TERRA E LE NUVOLE poesie ACQUAVIVA

"Piove
da tre giorni.
Il basilico
non ne può più".
GIUSEPPE D'AMBROSIO ANGELILLO

L'Autore va un mese in campagna ad aiutare i propri genitori contadini nei lavori nei campi e riscopre la grande saggezza e l'insuperabile semplicità della vita dell'uomo a diretto contatto con la Natura.
on www.books.google.com

lunedì 29 aprile 2013

Giuseppe D'Ambrosio Angelillo L'EBREO NELLA NEVE romanzo ACQUAVIVA

   "La neve va e viene
ma l'Ebreo è sempre là".
PROVERBIO YIDDISH
.
    "Impossibile restare indifferenti alla lettura di un romanzo di Giuseppe D’Ambrosio e anche questo ultimo suo lavoro non fa eccezione.
   Ci troviamo ad attraversare un impetuoso flusso che potremmo definire di “memoria” dalle differenti correnti che ci conducono ad approdare, talvolta, ma non sempre, nell’ isola dell’infanzia e della giovinezza dell’autore, dove vengono svelati ricordi, immagini, voci, dei genitori, dei fratelli, degli amici, dei compagni di scuola, tutti, mai dimenticati.
   Il romanzo è costruito su differenti piani, ma collegati da un filo rosso che occorre saper afferrare per poter tenere l’orientamento nel fantasmagorico labirinto della scrittura, si inaugura così fin dalle prime battute questo gioco al perdersi e ritrovarsi che prosegue senza interruzione, appena un attimo prima eravamo seduti a conversare con un improbabile personaggio ebreo in un quartiere della vecchia Milano e l’istante successivo eccoci negli assolati e gioiosi vicoli e piazze della amata Acquaviva!
   Questo déplacement, però non si limita alla dimensione dello spazio, ma viene a toccare anche quella del tempo, esattamente come accade in certi processi di pensiero caratterizzati da un potente metonimia.
   Il lettore si trova dinanzi a vertiginosi “punti di fuga” che potrebbero evocare non solo certe opere di pittura astratta, ma soprattutto alcuni pezzi musicali, barocchi e jazzistici ad un tempo, per cui l’intero romanzo è pittorico e musicale contemporaneamente, come ibridato con una suprema “maestria”.
   Giuseppe D’Ambrosio ha un grande pregio, ovvero, sa essere di una semplicità disarmante e quasi simultaneamente, come tutti i veri artisti, di una sofisticata eleganza, terrestre e aereo nello stesso tempo, così in questo straniante romanzo, straniante perché famigliare e alieno, solare e lunare, di natura cangiante e sfaccettata fino alla vertigine.
   Lo stesso autore a tratti sembra invitarci a seguirlo nelle sue epiche attraversate, affascinanti quelle sotto la neve, su cui ritorneremo, della città di Milano, rigorosamente, a piedi, camminando, e questa camminata rappresenta il momento, il tratto metaforico, di condensazione, di simbolo, del “movimento” a cui il lettore deve sapersi unire per godere appieno di questa opera particolarissima.
   Il fatto che lo scrittore venga spesso scambiato “per un ebreo”, potremmo definirlo un vero e proprio focus del romanzo, invenzione letteraria che giunge a far penetrare fin sotto la pelle l’unheimliche, l’in-domestico, la stranianza, l’estraneità, in cui D’Ambrosio è di volta in volta, di libro in libro, un vero e affermato maestro.
   Quindi “Un ebreo nella neve”, così, il titolo che richiama l’incredibile capitolo che forse riassume in sé tutto il senso del romanzo, capitolo di una straordinaria e commovente bellezza, in cui lo scendere della neve diviene quasi tattile, ci invade fisicamente, animando il paesaggio urbano, divenendo un personaggio di candida purezza.
   Quasi magica la neve, che viene a portar via la tristezza, la delusione, la grande malinconia di cui il protagonista è intriso, mentre abbandona una casa, per lui ostile, preferendo inoltrarsi nella notte e in questa neve celeste, che a poco a poco lo ricoprirà completamente.
   Tale è il momento di sintesi del libro, momento che sta a indicare come il sapersi staccare, il saper lasciare, salpare, mollando ogni ormeggio, abbandonando così “la terra ferma” delle sicurezze e delle convenzioni di qualsiasi natura esse siano, ovvero il saper trovare “l’ebreo” in ciascuno di noi, rappresenti una chance impareggiabile, da non rifiutare, mai, vincendo quella paura che talora costringe la nostra nave a stare ferma in porti sicuri, ma opprimenti quella parte della nostra natura più intima che aspira incessantemente a compiere quei passi nel profondo della notte e nella neve più fitta per poter andare incontro al proprio vero destino."
MARIA THERESA VENEZIA
on www.books.google.com

giovedì 8 novembre 2012

CHARLOT Acquaviva

IL POETA
Una volta Charlot disse a un suo amico poeta:
"La Poesia è una lettera d'amore al mondo".
"Sì, peccato che però il mondo non abbia ancora imparato a leggere", disse il Poeta.

La semplice saggezza del più grande attore comico del mondo: Charlie Chaplin.
www.libriacquaviva.org


giovedì 16 giugno 2011

Giuseppe D'Ambrosio Angelillo CONFESSIONI DI UN CANE romanzo ACQUAVIVA

Io sono un cane. Di quei cani che addentano a tutta forza i garretti degli uomini e che poi stringono forte. Spero di esservi simpatico per questo.
Ho detto un cane ma in realtà sono un uomo anch'io...  Un uomo con una faccia di cane e l'anima di cane... Così dico cane e non la faccio lunga, senza prendere peraltro per il culo nessuno.
Come cane, naturalmente, me la passo molto male, ci ho tante di quelle malattie, mi becco tante di quelle bastonate in testa, mi tirano tanti di quei calci nel sedere che non so proprio davvero da che parte cominciare per raccontarvi tutte le mie disgrazie. D'altronde non saprei nemmeno io, quali raccontare.
Sono un cane, cosa volete che sia. Un cane, quando è malato, si aspetta che schiatti e buonanotte, chi volete che chiami il medico? Anzi: chi volete che chiami il veterinario? Un bel nessuno. Noi cani siamo proprio come voiomini: un pò fatalisti e un pò creduloni. Quando tocca tocca e via con la manfrina! Dopotutto cos'è tutta questa medicina se non una gran menzogna anche lei, tanto per schiattare si schiatta. Uomini o cani è sempre lo stesso destino!
Io come cane, però, sono abbastanza informato e, se devo dire la verità, sono anche un pò studioso e, per dirvela tutta, anch'io ho preso la laurea anche se a molti di voi questa non garberà affatto, appunto perchè sono un cane e qualcuno di voi, pur essendo un uomo, non è affatto un colto nè un pensatore nè niente di tutto questo e la laurea, perdonatemi, se la può pure sognare di notte. Io prendo la vita come viene, come appunto può fare un cane, cosa volete che sia: un cane non è degno neanche di attenzione. Deve fare solo il suo compito, attendere al suo dovere e tutto il resto che viene da dietro nel senso che non c'è proprio più niente da capire.
Beh, io comunque il mio dolore di cane non è che ve lo posso raccontare tanto perchè, come ogni dolore, fà pure un pò schifo a sentirselo narrare. Quindi vi parlerò di altro, s'intende son cose alla mia altezza, all'altezza più o meno del vostro ginocchio, al massimo della vostra anca. Certamente voi uomini siete superiori perchè noi cani, appunto, siamo nel basso. Se voi poi pensate che tra noi cani ci sono pure i sottocani allora il quadro è ben preciso davanti a voi...
...
GIUSEPPE D'AMBROSIO ANGELILLO
.
"Più conosco gli uomini
più amo i cani".
SCHOPENHAUER
.
Un cane parla e racconta come vede la vita un cane.
http://www.libriacquaviva.org/
http://soldatorock.blogspot.com/

lunedì 13 giugno 2011

Giuseppe D'Ambrosio Angelillo IL TERRONE NORDISTA racconti ACQUAVIVA

"Guardami: sono partito dal nulla e adesso sono poverissimo".
GROUCHO MARX
.
Racconti sulle contraddizioni infinite e sempre irrisolvibili se non con la risata e l'autoironia di questa nostra sempre e comunque incredibile Italia.
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Giuseppe D'Ambrosio Angelillo L'ARTE DI AMARE LA VITA poesie di saggezza comune ACQUAVIVA

L'ARTE DI AMARE LA VITA
Tra la pioggia e l'oscuro
il tempo volge quasi sempre al brutto.
I grattacieli son tutti bagnati
e Milano sembra una dama assonnata
che non ne vuole sapere di alzarsi
e essere contenta.
Mi viene da essere triste
e così continuo a andarmene a ramengo in tram
per le periferie.
Quando lasciai la mia Puglia
non lo sapevo mica
che mi sarei scordato del sole malandrino
a tutte le ore del giorno.
Ora me ne sto seduto in vettura
e guardo la luce pallida
fluttuare come un campo di erba gialligna.
Le nuvole girano gravide e nere
come tante clienti squattrinate per la sera dei bagordi.
Comitive allegre, bottiglie di birra, noccioline,
rose rosse, emigranti stonati.
Corse e lentezze su entrambi i marciapiedi della strada.
Asciugo il vetro appannato con la mia mano
e osservo le basse sfere finalmente ingranare
per i tafferugli soliti, le notizie slabbrate,
le angosce dei telegiornali già in onda a gran cassa.
Così improvvisamente decido di filarmela indietro
alla chetichella.
Come son felice la sera
a tornare a casa dalla mia bella e i bambini.
Quando i pensieri la smettono di contorcersi
 tutti gli affari del mondo
perdono la loro colossale fatua importanza,
quando il cuore è felice
anche la santa verità diventa una pezza vecchia
che non serve più a nulla.
"Ma facendo questo
tu manchi al tuo dovere di filosofo",
mi ha detto un mio amico collega
a scuola stamattina.
"Me ne fotto della filosofia, gli ho risposto,
Io è solo la vita che amo".
E con ciò credo di essere
il più grande pensatore vivente,
peccato che preferisca essere solo
un insignificante poeta vagabondo,
senza arte nè parte
e pure con parecchi debiti in giro.
Ma non si può avere tutto dalla vita,
e detto in confidenza,
io manco ci penso di striscio.
GIUSEPPE D'AMBROSIO ANGELILLO
.
Poesie di saggezza comune che invitano a rallentare molto nella vita
per apprezzare le mille cose preziose e magnifiche che possediamo già e sono già nostre, piuttosto che inseguire le mille stupide e ridicole cose che non sono nostre e mai potranno esserlo per il semplice motivo che il destino ha già deciso così per noi, ma anche perchè quelle cose sono davvero impossibili da raggiungere, come quel cane che inseguiva sempre l'uccello che volava, lui correva ma l'uccello volava, e lui più correva e più quello volava avanti...
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Giuseppe D'Ambrosio Angelillo LA GRANDE MILANO racconto ACQUAVIVA

Finalmente ero a Milano. Metafisica pane gas. Il sogno della mia vita. Ero un romanziere, volevo pubblicare ma tutto quello che avevo scritto era solo una baraonda di pagine su 4 ragazzi maledetti. Una sbobba senza capo nè coda lunga ben 500 pagine di compustisteria buttate giù fitte fitte. Ne avevo da mangiare polenta prima di diventare qualcosa. Per il qualcuno mandavo ogni tanto qualche lettera alle alte sfere, ma non sapevo mai con che esito: non mi rispondeva mai nessuno. Forse per il semplice fatto che il cielo era disabitato ormai da un bel fracco di tempo. Il fatto era pure che non capivo niente. Ero ancora molto giovane. Avevo solo 19 anni appena compiuti...
...
GIUSEPPE D'AMBROSIO ANGELILLO
.
Un ragazzo arriva a Milano pieno di speranze e di illusioni ma tutto crolla di colpo perchè nella giungla di cemento e catrame non c'è pietà per nessuno. Ma qualcosa di buono si può ancora fare se tutto è allo stesso tempo un gran bordello a cielo aperto.
La Grande Milano...
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Giuseppe D'Ambrosio Angelillo UN PICCOLO CRISTO DA NULLA romanzo ACQUAVIVA

- Te la do io la meraviglia del vivere, lurido verme, se non mi restituisci le cento biotte che mi devi. Piccolo Cristo da nulla che sei. - disse Carmelo Fiore.
L'albergo era più o meno al centro di Milano. "Il Cavaliere della Tavola Rotonda", credo si chiamasse. Carmelo Fiore era spaparanzato in un letto di una camera qualsiasi dell'ultimo piano. Venticinque credo che fossero. Non era un uomo cattivo ma aveva la cassa toracica non più grossa di una scatola di scarpe e lui era alto quasi due metri. Sembrava uscito direttamente da un quadro sconosciuto di Modigliani. Il suo soprannome era Shakespeare, perchè era capace di recitare il monologo di Amleto tutto difilato senza nemmeno prendere fiato. Era autore di una sola poesia che declamava a ogni occasione con gran successo. La sapevo a memoria anch'io una volta, quante volte l'avevo sentita, parlava comunque di treni che partivano nella notte e di una faccia triste e delusa che sorgeva in cielo che poi era lui. Se ne stava allampanato sul materasso con le sole mutande, sembrava una statua gotica venuta decisamente male. Fumava una sigaretta francese da un soldo. La testa ce l'aveva a angolo retto appoggiata al muro rispetto al ciocco legnoso del suo corpo di pagliaccio di circo. Sembrava un pupazzo buttato senza cura sul letto. Il cuscino ce l'aveva sotto i piedi puzzolenti e neri. Faceva bene alla circolazione diceva, ma anche darsi una sciacquata alle palle ogni tanto faceva bene alla circolazione, però questo non lo diceva mai. La cenere la buttava direttamente sul pavimento. Il portacenere era invece lindo e pulito sul tavolo vicino la porta. Senza mai spostare la testa incastrata contro il muro faceva però il gesto di lanciare la cenere verso il portacenere dopo una lunga boccata di fumo. Peccato che il tavolino fosse lontano più di sette metri, ma il fatto era che la cenere era tremendamente leggera e così cadeva metà sul letto e metà sul tappeto.
- Estate di merda. - disse poi. - Se queste son le vacanze potete tenervi tutto il resto della mia vita...
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GIUSEPPE D'AMBROSIO ANGELILLO
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Un personaggio con strani poteri per il semplice fatto che diceva sempre la verità qualunque essa fosse. Gli altri erano comunque sempre sbaragliati e lasciati secchi dalla sua inquietante presenza...
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Giuseppe D'Ambrosio Angelillo PATTUGLIATORE ACROBATICO IN VOLO DI IMPROVVISO PRECIPIZIO romanzo ACQUAVIVA

Era un palazzone sperso nel quartiere di Lambrate. Un casermone come un altro ficcato in una strada secondaria qualsiasi. Negozi di pane, di giornali pornografici, di televisori. Si andava sempre in giro molto volentieri da quelle parti. Un sogno davvero. Una volta quel palazzone era stato un albergo per gran signori e consorti. Lussuoso, brillante, di moda. Ma ne erano passati di anni da quel tempo. Gli anni di Milano poi, che menano e fanno impallidire tutto, anche la faccia illuminata di tutti i santi a faticare sulle facciate delle chiese... Come gli altri della caravona a trottare nelle strade di sotto, d'altronde...
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GIUSEPPE D'AMBROSIO ANGELILLO
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Uno spaccato di vita metropolitana tra risate, divertimento e mazzate.
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