MONNA LISA TRUCCATA
by Soldato Rock
finanzia la Bellezza Italiana nell'originale modo di far libri "Acquaviva"
di Giuseppe D'Ambrosio Angelillo
compra qualche e-book da Google Play di "Libri Acquaviva",
curiosa tra il suo catalogo on line
su Google Books
https://play.google.com/store/search?q=g.+d%27ambrosio+angelillo&c=books
giovedì 26 febbraio 2015
venerdì 13 febbraio 2015
IL DORMIENTE, LO SVEGLIO E L'ILLUMINATO poesie di giuseppe d'ambrosio angelillo ACQUAVIVA
giuseppe d'ambrosio angelillo
IL DORMIENTE, LO SVEGLIO E L'ILLUMINATO
poesie
ACQUAVIVA
"Chi sa molto soffrire sa molto osare".
VAUVENARGUES
IL DORMIENTE, LO SVEGLIO E L'ILLUMINATO
poesie
ACQUAVIVA
"Chi sa molto soffrire sa molto osare".
VAUVENARGUES
BOCCACCIO
"L'animo dell'uomo a seguir l'alte cose fu creato, dunque avanzarsi e non avvilirsi dee".
GIOVANNI BOCCACCIO
giovedì 12 febbraio 2015
LIBRI
"Un'anima senza libri ha poca dignità,
ha qualcosa in fondo di molto squallido,
le sarà forse estranea qualsiasi bellezza".
ha qualcosa in fondo di molto squallido,
le sarà forse estranea qualsiasi bellezza".
Giuseppe D'Ambrosio Angelillo ACQUAVIVA raccontini contadini e storielle paesane
"Non piantar che un albero,
solo quello, sempre quello:
la vite".
proverbio contadino acquavitano
Giuseppe D'Ambrosio Angelillo
ACQUAVIVA
raccontini contadini e storielle paesane
Acquaviva, 2015
circa 1000 pagine, illustrato
(prossimamente per Libri Acquaviva).
solo quello, sempre quello:
la vite".
proverbio contadino acquavitano
Giuseppe D'Ambrosio Angelillo
ACQUAVIVA
raccontini contadini e storielle paesane
Acquaviva, 2015
circa 1000 pagine, illustrato
(prossimamente per Libri Acquaviva).
martedì 10 febbraio 2015
SICILIA racconti, favole, proverbi ACQUAVIVA
"La verde isola Trinacria,
dove pascola il gregge del sole".
OMERO, Odissea, XI
SICILIA
racconti, favole, proverbi
ACQUAVIVA
grazie agli amici siciliani di Milano
per la realizzazione di questo libro
dove pascola il gregge del sole".
OMERO, Odissea, XI
SICILIA
racconti, favole, proverbi
ACQUAVIVA
grazie agli amici siciliani di Milano
per la realizzazione di questo libro
venerdì 16 gennaio 2015
BAUDELAIRE I Fiori del Male poesie ACQUAVIVA
L'ALBATROS.
Sovente, per divertirsi, i marinai catturano
degli albatros, grandi uccelli marini che seguono,
indolenti compagni di viaggio,
il bastimento che scivola
sugli abissi amari.
Appena deposti sulla tolda, ecco questi re dell'azzurro,
inetti e vergognosi, lasciar miseramente penzolare
ai loro fianchi, come remi, le grandi ali bianche.
Com'è goffo e fiacco questo viaggiatore alato! Lui,
già tanto bello, com'è comico e brutto! L'uno gli provoca
il becco con la pipa, l'altro imita, zoppicando,
l'infermo che volava!
Il Poeta è simile al principe delle nuvole,
che vive fra le tempeste e si ride dell'arciere;
esiliato sulla terra fra grida di scherno,
le ali di gigante gl'impediscono di camminare
BAUDELAIRE
20 acquarelli a colori
on www.books.google.com
Sovente, per divertirsi, i marinai catturano
degli albatros, grandi uccelli marini che seguono,
indolenti compagni di viaggio,
il bastimento che scivola
sugli abissi amari.
Appena deposti sulla tolda, ecco questi re dell'azzurro,
inetti e vergognosi, lasciar miseramente penzolare
ai loro fianchi, come remi, le grandi ali bianche.
Com'è goffo e fiacco questo viaggiatore alato! Lui,
già tanto bello, com'è comico e brutto! L'uno gli provoca
il becco con la pipa, l'altro imita, zoppicando,
l'infermo che volava!
Il Poeta è simile al principe delle nuvole,
che vive fra le tempeste e si ride dell'arciere;
esiliato sulla terra fra grida di scherno,
le ali di gigante gl'impediscono di camminare
BAUDELAIRE
20 acquarelli a colori
on www.books.google.com
sabato 10 gennaio 2015
RIMBAUD Una stagione all'inferno ACQUAVIVA
L'IMPOSSIBILE
Ah! Quella vita della mia infanzia, la via maestra in ogni tempo, sobrio in maniera sovrannaturale, più disinteressato del migliore dei mendicanti, fiero di non avere né paese, né amici, che sciocchezza erano. - E me ne accorgo soltanto!
Ho ragione di disprezzare quei brav'uomini che non perdono occasione di una carezza, parassiti della pulizia e della salute delle nostre donne, oggi che loro sono così poco d'accordo con noi.
Ho ragione di tutti i miei sdegni: per questo io me ne evado!
Io me ne evado!
Mi spiego.
Ieri ancora sospiravo: "Cielo! Ma ne siamo proprio assai di dannati quaggiù! Io ne ho passato già del tempo in loro compagnia! Li conosco tutti. Ci riconosciamo sempre, ci disgustiamo l'uno con l'altro. La carità ci è sconosciuta. Ma siamo cortesi, le nostre relazioni con il mondo sono corrette". C'è da stupirsene? Il mondo! I mercanti, gli ingenui! - Noi non siamo disonorati. - Ma gli eletti, come ci riceverebbero? Ora c'è gente arcigna e gaia, falsi eletti, se per accostarli ci occorrono audacia e umiltà. Sono i soli eletti. Ma non sono benedicenti!
Essendomi ritrovato due soldi di ragione, - passa presto - mi accorgo che il mio malessere proviene dal non essermi figurato abbastanza in tempo che siamo in Occidente. Le paludi occidentali! Non che io creda alla luce alterata, alla forma estenuata, al movimento turbato... Bene! ecco che il mio spirito vuole a ogni costo caricarsi di tutti i crudeli sviluppi che subì lo spirito dalla fine dell'Oriente in poi... Ne ha voglia, il mio spirito!
... I miei due soldi di ragione sono finiti - Lo spirito è autorità, vuole che io sia in Occidente. Bisognerebbe farlo tacere per concludere come volevo.
... ... ...
ARTHUR RIMBAUD
Ah! Quella vita della mia infanzia, la via maestra in ogni tempo, sobrio in maniera sovrannaturale, più disinteressato del migliore dei mendicanti, fiero di non avere né paese, né amici, che sciocchezza erano. - E me ne accorgo soltanto!
Ho ragione di disprezzare quei brav'uomini che non perdono occasione di una carezza, parassiti della pulizia e della salute delle nostre donne, oggi che loro sono così poco d'accordo con noi.
Ho ragione di tutti i miei sdegni: per questo io me ne evado!
Io me ne evado!
Mi spiego.
Ieri ancora sospiravo: "Cielo! Ma ne siamo proprio assai di dannati quaggiù! Io ne ho passato già del tempo in loro compagnia! Li conosco tutti. Ci riconosciamo sempre, ci disgustiamo l'uno con l'altro. La carità ci è sconosciuta. Ma siamo cortesi, le nostre relazioni con il mondo sono corrette". C'è da stupirsene? Il mondo! I mercanti, gli ingenui! - Noi non siamo disonorati. - Ma gli eletti, come ci riceverebbero? Ora c'è gente arcigna e gaia, falsi eletti, se per accostarli ci occorrono audacia e umiltà. Sono i soli eletti. Ma non sono benedicenti!
Essendomi ritrovato due soldi di ragione, - passa presto - mi accorgo che il mio malessere proviene dal non essermi figurato abbastanza in tempo che siamo in Occidente. Le paludi occidentali! Non che io creda alla luce alterata, alla forma estenuata, al movimento turbato... Bene! ecco che il mio spirito vuole a ogni costo caricarsi di tutti i crudeli sviluppi che subì lo spirito dalla fine dell'Oriente in poi... Ne ha voglia, il mio spirito!
... I miei due soldi di ragione sono finiti - Lo spirito è autorità, vuole che io sia in Occidente. Bisognerebbe farlo tacere per concludere come volevo.
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ARTHUR RIMBAUD
Dino Campana CANTI ORFICI poesie ACQUAVIVA
La giornata di un nevrastenico (Bologna)
La vecchia città dotta e sacerdotale era avvolta di nebbie nel pomeriggio di dicembre. I colli
trasparivano più lontani sulla pianura percossa di strepiti. Sulla linea ferroviaria si scorgeva vicino,
in uno scorcio falso di luce plumbea lo scalo delle merci. Lungo la linea di circonvallazione passavano
pomposamente sfumate figure femminili, avvolte in pellicce, i cappelli copiosamente romantici,
avvicinandosi a piccole scosse automatiche, rialzando la gorgiera carnosa come volatili di bassa
corte. Dei colpi sordi, dei fischi dallo scalo accentuavano la monotonia diffusa nell'aria. Il vapore
delle macchine si confondeva colla nebbia: i fili si appendevano e si riappendevano ai grappoli di
campanelle dei pali telegrafici che si susseguivano automaticamente.
DINO CAMPANA
La vecchia città dotta e sacerdotale era avvolta di nebbie nel pomeriggio di dicembre. I colli
trasparivano più lontani sulla pianura percossa di strepiti. Sulla linea ferroviaria si scorgeva vicino,
in uno scorcio falso di luce plumbea lo scalo delle merci. Lungo la linea di circonvallazione passavano
pomposamente sfumate figure femminili, avvolte in pellicce, i cappelli copiosamente romantici,
avvicinandosi a piccole scosse automatiche, rialzando la gorgiera carnosa come volatili di bassa
corte. Dei colpi sordi, dei fischi dallo scalo accentuavano la monotonia diffusa nell'aria. Il vapore
delle macchine si confondeva colla nebbia: i fili si appendevano e si riappendevano ai grappoli di
campanelle dei pali telegrafici che si susseguivano automaticamente.
DINO CAMPANA
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