Libri Acquaviva

Libri Acquaviva
poesia, romanzi, racconti, filosofia

mercoledì 30 giugno 2010

DOSTOEVSKIJ Pensieri piccola casa editrice ACQUAVIVA


UNA RACCOLTA ORIGINALE DI MASSIME DEL PIU' GRANDE MAESTRO DELL'UMANESIMO CONTEMPORANEO: FEDOR DOSTOEVSKIJ
(a cura di D'Ambrosio Angelillo)
"La Bellezza è una lotta tra Dio e il diavolo, e il campo di battaglia è il cuore dell'uomo." DOSTOEVSKIJ

venerdì 24 ottobre 2008

Filosofia del racconto (Pagine:267)

IL NOSTRO OSCURO

Narrerò sempre storie e ogni storia che vi racconterò avra come sottofondo una ricerca, qualche volta disperata ma altre volte molto serena, del senso della vita, e congegnato con questa ricerca, il segreto delle storie, cioè la voglia intima e nascosta di comunicare un progetto di felicità, un progetto di liberta, un progetto di amore. E questo il vero motivo: comunicare un progetto di Storia d'Amore Felice. Sarà chiaro nella conclusione.
Comincio col narrarvi una storia del 525 a.C. Ascoltatela cosi come è non state li a vedere cosa può significare. Lo scopo è dimostrarvi con questa narrazione che Bloch cita nel libro Tracce e che fu congetturata dal primo "romanziere" dell'umanità che è Erodoto (il primo narratore e storico greco), come sia possibile non solo tirare fuori dei pensieri molto originali, ma tirare dentro al pensiero quello che noi stessi siamo, quello che vogliamo e, dice Ernst Bloch, quel che ancora non capiamo di ciò che siamo adesso, qui e ora. Entriamo immediatamente in mezzo alle cose. C'era Cambise, il re della Persia figlio di Ciro, che si era messo in testa di mettere a ferro e fuoco l'Egitto, cosa che effettivamente fece. Perchè? Perchè una volta suo padre aveva chiesto al faraone Amasi di mandargli una moglie, ma non una moglie qualsiasi bensì la sua stessa figlia. Era stato spinto a far ciò dalla collera di un medico che era stato mandato per forza in Persia a curare gli occhi di Ciro. Aveva lasciato in in Egitto la moglie e i figli, ma l'aveva giurata al suo faraone e adesso stava li a dare consigli malefici a Ciro per metterlo in contrasto con Amasi.
E infatti Amasi entro in grande dilemma con se stesso: Ciro gli aveva chiesto in moglie sua figlia, ma questo imperatore della Persia aveva già una cinquantina di mogli e praticamente aveva chiesto una concubina. Però se Amasi rifiutava poteva succedere qualche guaio. I Persiani infatti a quell'epoca aggredivano tutti i popoli vicini, quindi Amasi era inquieto, temeva la potenza della Persia ed era indeciso sul da farsi. Mandare la figlia significava mandarla alla perdizione, non mandarla significava inimicarsi il re della Persia, allora usò questo stratagemma. Mandò a Ciro la figlia del faraone che aveva ucciso e spodestato. La vestì come una principessa e la mandò in Persia: "Questa è mia figlia".

Dostoevskij: I Kamazov -tomo secondo- (Pagine: 506)

"L'ASSURDO"

Faremo adesso un passo indietro e due avanti. Vorrei illuminare più a fondo e meglio, effettivamente ne vale la pena, un'idea originale di Dostoevskij che è questa:
"La vita può anche non avere senso, ma non per questo perde il suo valore".
E' una convinzione, è un'idea appunto nuova, come le chiamava lui, assolutamente dostoevskijana e permette a Dostoevskij di analizzare e di comprendere a fondo il Nichilismo e allo stesso modo tentare di superarlo.
Questo e abbastanza importante perchè Dostoevskij non risponde al Nichilismo, nel senso che non da la certezza dell'uscita dal Nichilismo, assolutamente no, però rimane all'interno della stessa domanda che il nichilista pone, cioè: "Questa vita vale la pena di essere vissuta?". Naturalmente il nichilista tende a rispondere "No, non vale la pena di essere vissuta perchè il senso non esiste". Anche a questa affermazione Dostoevskij non rimane disarmato e risponde:
"Bene, può anche non esserci il senso. La vita vale la pena di essere vissuta lo stesso".
In questo si inserisce anche la rivolta di Ivan Karamazov, da incanalarsi in questo campo problematico.
Volevo soffermarmi un pò su quest'idea che effettivamente è un'idea assolutamente dostoevskijana. Perchè di solito come ci si atteggia davanti al Nichilismo? O eludendo la domanda del Nichilismo, cioè facendo finta che non ci sia, oppure facendo risplendere di luce che, tutto sommato può anche risultare abbastanza falsa, abbastanza ipocrita, la risposta. Cioè, quanto più illuminate è la risposta, che il senso c'è e quindi tutte le ragioni, tutte le pratiche intorno a questo senso della vita, tanto più si sbiadisce la domanda del nichilista.